Tensioni a Maddaloni, incubo ricorsi sul Comune
Il grande rischio è consegnare le urne, cioè la celebrazione delle amministrative, agli avvocati. Il pericolo reale (e che l’atteso pronunciamento ministeriale deve scongiurare) è che si possa arrivare a «elezioni sub iudice» sottoposte cioè al tiro, anche postumo, di ricorsi e contestazioni. Eppure a Maddaloni tutto sembra spingere la democrazia elettorale locale verso un pasticcio perché, attualmente, si fronteggiano opposti estremismi. Il più radicale di tutti è rappresentato proprio dal sindaco Michele Farina. Il primo cittadino reintegrato, assistito dall’avvocato Lamberti, va giù duro: «Non voglio più ragionare per supposizioni, eccezioni e cavilli. Tecnicismi a parte, la sentenza del Tar del Lazio riporta indietro l’orologio locale – dice – Oggi, dal punto di vista amministrativo, è il primo gennaio 2010». Fuori di metafora, tutto quello che è successo dopo (incarico al vicesindaco facente funzioni e dimissioni «ad dimidium» dei consiglieri) sarebbe inesistente. «Come è inesistente o nullo – conclude Farina – il decreto della mia rimozione». Per dirlo con il Tar del Lazio si dispone «l’annullamento di ogni altro atto preordinato, connesso e consequenziale». A dire il vero, non aleggia ma incombe uno scontro a tutto campo. La sensazione è che nessuna nuova sentenza (presso il Tar conto l’indizione dei comizi elettorali, attesa in settimana) o disposizione ministeriale (commissariamento del Comune e data delle elezioni) non darà adito a recriminazioni. Andrea De Filippo (ex coordinatore del centrodestra) che segue l’evolversi del contenzioso, annuncia: «Opporremo contestazioni documentate a tutti i tentativi di voler cancellare l’efficacia degli atti e degli eventi amministrativi succedutisi in questi tre mesi». Quindi, la sfida è solo all’inizio. È pronta una lista di ricorsi e controricorsi. «Il problema vero – aggiunge – non è giuridico, ma politico. Farina non vuole vedere che non è più il sindaco di Maddaloni. Non lo è più perché la sua maggioranza, già improbabile negli scorsi anni, si è oggi dissolta. L’ex sindaco non ha una coalizione, non ha più un partito e non ha un programma amministrativo. È un fantasma politico del recente passato. E invece di fare esercizio di sano realismo preferisce rifugiarsi nei formalismi giuridici. A Farina chiediamo un atto di responsabilità: liberi la città da un giogo politico che ci ha condotti sul baratro del dissesto finanziario». Altro scenario inquietante è un eventuale ricorso al Consiglio di Stato che potrebbe trascinare la durata temporale del «sub iudice» per molti mesi. Chi tenta di spostare l’attenzione su temi da campagna elettorale è Federico Lasco: «In questa babele giuridica, è passato sotto silenzio un evento politico incredibile. Tutto il Pd ha applaudito senza riserve De Luca, che ha liquidato come impresentabili le passate amministrazioni di centrosinistra. Ha applaudito chi ha bollato la classe politica locale come inefficiente e causa dello sfascio del territorio. Mi sfugge il senso di tanto masochismo»
Il Mattino di Caserta del 15 marzo 2010
